Fare un cruciverba per la classe in dieci minuti

Che cosa serve a un elenco di parole prima di poter diventare una griglia, come si scrive una definizione con una sola risposta, e cosa fare con la parola che non entra.

Prima di aprire qualunque strumento ti servono due cose: le parole, e una definizione per ciascuna. Da sei a venti parole è la misura che si comporta bene, ed è anche la misura dell'elenco di vocaboli di una lezione. Sotto le due parole non c'è niente da costruire, perché un cruciverba è fatto di incroci e una parola sola non incrocia niente.

La griglia esce dalle parole, non il contrario. Qui non ci sono caselle nere e non c'è simmetria rotazionale: quelle appartengono al cruciverba del giornale, che parte da una griglia fissa e poi va a caccia nel dizionario di parole che ci entrino. La tua griglia è il rettangolo più piccolo che contiene quello che è stato piazzato, quindi cambia forma ogni volta che cambi l'elenco, e le caselle su cui non cade niente semplicemente non si stampano.

Una parola si può piazzare solo dove condivide una lettera con una parola già in griglia, quindi una parola che non condivide nessuna lettera con le altre non si piazza affatto. Prendi CANE, PESCE, TIGRE e MULO: la M, la U, la L e la O non compaiono in nessuna delle prime tre, quindi MULO non ha dove incrociare e resta fuori. Non è un limite dello strumento, è quello che un cruciverba è, perché una griglia spezzata in due pezzi separati non si risolve come un gioco solo.

Quando succede il rimedio sta nell'elenco, e ce ne sono tre. Cambia la forma della parola, perché MULO non ha casa ma MULI si aggancia alla I di TIGRE; oppure scambiala con un'altra parola che vuol dire la stessa cosa; oppure aggiungi una parola che fa da ponte, cioè che porta addosso una lettera dell'orfana e una lettera di tutto il resto. Il ponte di solito è il rimedio più rapido, e ti lascia con una definizione in più invece che con una parola in meno.

Una definizione deve tirare fuori una risposta sola, non una categoria. «Animale» va bene per CANE, PESCE e MULO allo stesso modo, quindi non è una definizione, è un titolo; «raglia e porta i sacchi in salita» ne prende esattamente una di quell'elenco. La griglia una mano la dà, perché il numero di caselle esclude quasi tutto il resto, ma non appoggiarti mai al solo conteggio delle lettere: la risposta deve restare l'unica anche quando la definizione si legge da sola.

Prova una definizione leggendola ad alta voce a qualcuno che non ha visto l'elenco. Se ti dà due risposte, la definizione nomina una classe di cose invece di una cosa, e la riparazione è aggiungere il dettaglio che ha solo la tua risposta. Costa una quindicina di secondi a definizione, ed è la differenza fra un foglio che la classe finisce e un foglio che passi la lezione a spiegare.

Tieni le definizioni su una riga. Il foglio stampato mette gli elenchi di definizioni su due colonne sotto la griglia, quindi una definizione molto oltre i sessanta caratteri va a capo, e venti definizioni andate a capo spingono la griglia giù finché non ci sta più in pagina insieme a loro. Le definizioni corte si numerano anche meglio, perché una definizione si legge accanto al suo numero e una lunga se ne allontana.

Due cose succedono in silenzio, e vale la pena saperle prima di controllare la soluzione. Gli accenti cadono, perché una E accentata non incrocerebbe mai una E normale e perché nessuno riesce a scrivere un accento dentro una casella; anche gli spazi cadono, quindi CANE LUPO occupa otto caselle in fila mentre l'elenco delle definizioni continua a stamparlo con lo spazio. Le parole ripetute vengono tolte, e si tiene la prima con la sua definizione. Leggi la soluzione una volta, controlla che nessuna parola che volevi usare sia finita nell'elenco di quelle che non si sono potute piazzare, poi stampa la pagina 1 per la classe e la pagina 2 per te.